5. Quantità, sforzo e sillaba
5. Quantità, sforzo e sillabaLa notazione del verso, tuttavia, mentre certamente non un aspetto interamente semplice, è ben più facile. È praticabile indicare i dispositivi dello stampatore convenzionali dallo schema ritmico e metrico generale di una poesia ed indicare il più evidente, almeno, delle relative variazioni fortuite dal modello previsto. Rimane vero per il verso come è di prosa quella i valori “letterari„ delle parole--le loro connotazioni o effetti impressionabili--essere troppo sottile essere indicato da tutti i contrassegni inventati da uno stampatore; ma l'alternazione o la successione di lungamente o le brevi sillabe, delle sillabe sollecitate o unstressed, la natura dei piedi particolari e le linee e le stanze, l'ordine e l'intreccio di rime e perfino i dispositivi di tono-colore, sono elementi sufficiente esterni del verso per permettere i metodi facili di indicazione.
Quando voi ed io in primo luogo hanno cominciato a studiare Virgil ed Orazio, per esempio, siamo stati insegnati a che i poeti romani, imitanti i Greci, hanno sviluppato i versi dell'erede sul principio di quantità. L'unità metrica era il piede, composto di lungamente e brevi sillabe in varie combinazioni, due brevi sillabe che sono equivalenti ad un'lungamente una. I piedi più comunemente usati erano lo Iambus [bicchierino-lungo], il Anapest [bicchierino-bicchierino-lungo], il Trochee [lungo-bicchierino], il Dactyl [lungo-bicchierino-bicchierino] e lo Spondee [lungo-lungo]. Allora siamo stati insegnati a che “un verso„ o la linea che consiste di un piede è stata denominata un monometer, di due piedi, un dimeter, di tre, un trimeter, di quattro, un tetrameter, di cinque, un pentametro, di sei, un hexameter. Ciò ha assomigliato ad un gioco ragionevolmente facile e fra poco stavamo contrassegnando le quantità nella prima linea del Aeneid, come altri scolari avévano fatto dal periodo della st Augustine:
Arma vi|rumque Ca|nessun Tro|qui di jae | primus ab|oris.