Tolstoy ha fatto così tanto di questa “trasmissione di emozione,„...

Tolstoy ha fatto così tanto di questa “trasmissione di emozione,„ questa qualità “contagiosa„ di arte al fine dell'unione fra gli uomini, che ha ridotto un buon caso ad un'assurdità, dato che si è discusso nel pensiero del quello se un'opera d'arte data non infetta lo spettatore--e preferibilmente lo spettatore “agricolo„ non istruito--con emozione, è quindi non arte affatto. Ha trascurato la verità evidente che ci sono determinati tipi di bellezze difficili o complicate--nella musica, nell'architettura e certamente dentro poesia--quale così tassa l'attenzione ed i poteri analitici e riflettenti dello spettatore quanto fanno lo spettatore o l'ascoltatore inesperto e uncultured semplicemente ignaro della presenza di bellezza. La musica del Debussy, brunente i monologi drammatici, racconti del Henry James, non è stata scritta per il contadino tipico del Tolstoy. “Non trasmetterebbero„ a lui niente. Ma anche se Tolstoy, un uomo del genio, ha esagerato il suo caso con perversity infantile, ha fatto il servizio importante nell'insistenza su emozione come base per l'arte-impulso. L'istinto creativo è innegabilmente accompagnato dalla forte sensibilità, da piacere nel lavoro reale di produzione e nell'oggetto risultante e da qualcosa di questo piacere nell'espressione armoniosa di emozione è ripartito dall'osservatore competente. La vitalità permanente di un'opera d'arte consiste nella relativa capienza per la stimolazione e la trasmissione del piacere. Uno ha pensare soltanto “dell'elegia„ del Gray e del piacere che ha permesso alle generazioni di uomini.

Un'altra concezione dell'impulso artistico cerca di allearla con “l'gioco-istinto.„ Secondo Kant e Schiller ci è “un regno libero di gioco„ fra le urgenze della necessità e del dovere ed in questa sfera di libertà l'intera natura dell'uomo ha la probabilità manifestarsi. È interamente uomo soltanto quando “gioca,„ cioè quando è libero di generare. I tre-quarti anteriori del Herbert e molti teorici successivi hanno precisato l'analogia fra il gioco di giovani animali, l'espressione libera della loro energia surplus, il loro piacere organico nell'esercitazione dei loro muscoli e quel dispendio “allegro„ di un'eccedenza della vitalità che sembra caratterizzare l'artista. Questa analogia è stranamente indicativa, benchè sia insufficiente per rappresentare tutti i fenomeni responsabili nella produzione artistica umana.