Ora supporre che le nostre mezza dozzine i giovani stiano...
Ora supporre che le nostre mezza dozzine i giovani stiano sedendo nello scuro, comunicando--evocando le memorie di corpo-e-mente per mezzo di parole da solo. No due può possibilmente avere le stesse memorie, la stessa serie di immagini mentali. Non neppure la parola più chiara e più pittoresca scelta dal migliore parlatore dell'azienda ha loro lo stesso significato per tutto. Tutti capiscono la parola, approssimativamente, ma ciascuno la ritiene in un senso unexperienced dal suo amico. Il freightage di importanza ha trasportato da ogni concreto, voluttuoso, immagine-fare la parola è limitata per variare secondo l'intera storia fisica e mentale dell'uomo che la sente. Le parole anche più comuni e più universali per le cose e le sensazioni--quale “la mano,„ “il piede,„ “oscurità,„ “timore,„ “fuoco,„ “scalda,„ “domestico„--sono soffusi con le emozioni personali, debole o chiaramente ha ritenuto; sono state o sono la mia mano, piede, timore, nerezza, calore, felicità. Ora il poeta è come un uomo che comunica o che canta nello scuro ad un cerchio degli amici. Non può dire a loro “vede questo„ o “ritenere che„ nel senso letterale di “vedere che„ e “ritenere„; può denominare soltanto in su per mezzo di parole e sintonizza che cosa i suoi amici hanno veduto già e ritenuto ed allora nell'ambito dell'eccitamento di tali memorie suggerire le nuove combinazioni, i nuovi weavings del fotoricettore infinitamente vario di esperienza umana, nuovi viaggi con le vele fresche sui mari non provati.È allineare che possiamo descrivere il poeta come cantando o comunicando con sè nella solitudine e nella nerezza, obbedicenti soprattutto all'impulso dell'espressione piuttosto che della comunicazione. Quindi distinzione del John Stuart Mill fra l'oratore ed il poeta: “L'eloquenza è sentita; la poesia è origliata. L'eloquenza suppone un pubblico. La caratteristica della poesia sembra a noi trovarsi nell'inconsapevolezza assoluta del poeta di un ascoltatore. La poesia è sensibilità che si confessa a se nei momenti di solitudine e comprendentesi nei simboli che sono le rappresentazioni possibili più vicine della sensibilità nella figura esatta in cui esiste nella mente del poeta.„ [Nota a piè di pagina: Laminatoio del J.S., “pensieri su poesia,„ in dissertazioni, volume 1. Vedere inoltre il F. il N. Scott, “il Differentia più fondamentale della poesia e della prosa.„ Pubblicato dall'associazione moderna di lingua, 19, 2.] Ma se il suo scopo primario è il rilievo delle sue proprie sensibilità (per un uomo giura anche quando è solo!) o la comunicazione delle sue sensibilità ad altre persone, rimane allineare che la lingua del poeta denuncia la sua storia corporea e mentale. “Il poeta,„ ha detto Thoreau, “scrive la storia del suo proprio corpo.„