“Se sono chiesto di denominare su un'immagine di una rosa,...

“Se sono chiesto di denominare su un'immagine di una rosa, di un albero, di una nube, o di una lodola, posso farlo prontamente; ma se sono chiesto di ritenere la solitudine o dispiacere, ritenere odio o gelosia, o ritenere la gioia al ritorno della molla, non posso farlo prontamente. E la ragione per la quale non posso farlo è perché posso denominare su nessun'immagine di qualunque di queste sensibilità. Per tutto vengo a sapere con i miei sensi, per tutto in relazione a che cosa faccio o il tatto io può denominare su un certo genere di immagine mentale; ma per nessun genere di sensibilità in se può io mai possibilmente avere un'immagine diretta. L'unico modo efficace di destare tutta la sensibilità particolare che è più della sensibilità corporea pura è di denominare sulle immagini che sono collegate naturalmente con quella sensibilità. “ [Nota a piè di pagina: Fairchild, pp. 24, 25.]

Se allora, “la materia prima della poesia,„ come il professor Fairchild insiste, è “l'immagine mentale,„ noi deve provare a vedere come queste immagini sono presentate alla mente del poeta ed a loro volta sono comunicate a noi. Invece di asserire, come i nostri nonni hanno fatto, che l'immaginazione è “una facoltà„ della mente, come “giudizio,„ o accettando la teoria dei nostri padri che l'immaginazione “sia l'intera mente gettata nel processo dell'immaginazione,„ la generazione attuale è stato insegnato a dagli psicologi come Charcot, da James e da Ribot che principalmente ci preoccupiamo “delle immaginazioni,„ cioè una serie di visivo, di uditivo, il motore o le immagini tattili che si sommerge dentro sulla mente e che è più sicuro parlare di queste “immaginazioni„ che circa “l'immaginazione.„ I critici letterari continueranno ad usare questa ultima espressione--come stiamo facendo nel capitolo attuale--perché è troppo conveniente da essere dato in su. Ma significano da esso qualcosa ragionevolmente definito: vale a dire, le immagini che sciamano nel flusso di coscienza e della loro integrazione nei wholes che soddisfanno il desiderio umano per bellezza. È nel relativo ultimo scopo piuttosto che nei relativi processi immediati che l'immaginazione “artistica„ differisce dall'immaginazione dell'inventore o dello scienziato o del filosofo. Più non asseriamo, come ha fatto Stopford Brooke circa quaranta anni fa, che “l'più alto intelletto scientifico è uno scherzo rispetto al potere visualizzato da uno Shakespeare, un homer, un Dante.„ Siamo inclinati piuttosto per credere che nella relativa più alta esercitazione di potere la mente scientifica sia tentare molto la stessa abilità di più alto tipo di mente poetica e che in entrambi i casi è un'abilità di energia immaginativa.