Il Rev. prof. E. Johnson, nella sezione avente diritto poeti...
Il Rev. prof. E. Johnson, nella sezione avente diritto poeti del `dell'orecchio e del Eye', della sua carta importante su coscienza e su arte del ` in Browning (“brunire la Soc incarta„, la parte III., le pp. 345-380), ha indicato abilmente che “l'economia di musica è una necessità di brunitura dell'arte " -- quella musica, anziché mai essere un'estremità a se, è con lui il mezzo ad un'estremità molto più alta. Dice: --“Tutta la poesia può essere classificata secondo la relativa forma o il relativo contenuto. La classificazione convenzionale è facile, ma di poco uso. Quando abbiamo composizioni distinte come drammatiche, liriche, o caratterizzato un poeta nello stesso modo, abbiamo fatto poco. Di che cosa vogliamo accertare è la qualità particolare del roba immaginativo con cui di plastica lavora ed apprezzare il relativo valore. Ciò è sempre una grande operazione, ma una particolarmente necessaria nel caso della brunitura, perché il roba in cui ha modellato è così novello nelle mani del poeta. La psicologia in se è comparativamente un nuovo e studio moderno, come scienza distinta; ma un poeta psicologico, chi gli ha reso il suo commercio per coprire le astrazioni psichiche “nelle viste e nei suoni„, è interamente un'apparenza novella in letteratura.
“Ora che la frase “che copre delle viste e dei suoni„ può renderci l'indizio alla classificazione stiamo cercando. La funzione degli artisti, cioè musicisti, poeti nel senso più stretto e pittori, è coprire la verità delle viste e dei suoni per l'udienza e vedere di noi tutti. La loro chiamata per fare questo si trova nel loro più fine e più pieno facoltà estetica. Il senso dell'udienza e quello di vedere levar in piedi nell'opposizione polare e una scala naturale si offre così da quale possiamo allinearci ed organizziamo i nostri artisti. All'un'estremità della scala è l'artista acustico, cioè, il musicista. All'altra estremità della scala è l'artista ottico, il pittore e lo scultore. Fra questi e contenendo entrambe queste attività nei suoi propri, è il poeta, che è sia artista acustico che ottico. Traduce i suoni del mondo, sia esterno che interno, -- il tumulto delle tempeste, i mormorii delle onde, il SUSURRUS di il terreno boscoso, tinkling dei ruscelli, throbbing dei cuori umani, i grida di tutte le creature viventi; tutti quei gemiti di dolore, le balbuzie di desiderio, grida di disperazione, sbadiglia anche di languor, quale sono mai scoppio del cuore delle cose; ed accanto tutto questo, la diceria, sapere tradizionale ordinarie e proverbiali del mondo. Trasforma questi nelle melodie che saranno prese da quelle chi ascoltano. In breve, converte dalla sua alchemia il roba comune di dolore e di gioia in musica. Ma è ottico come pure acustico; cioè denomina in su allo stesso tempo dalla sua arte una processione delle immagini che marciano o ballano attraverso il teatro dell'immaginazione dell'ascoltatore. Ora la domanda della classificazione su questo schema viene a questa, Fa il poeta particolare che invita il nostro affare di attenzione di più con il aesthesis dell'orecchio o con quello dell'occhio? Fa di più riempire il nostro orecchio di arie dolci o di nostra immaginazione con le figure ed i colori? Li costringe ad ascoltare e chiudere i nostri occhi, o ad aprire i nostri occhi largamente ed ad erogare con tutti ma l'accompagnamento musicale più debole? Che senso, in breve, pricipalmente richiama egli stesso? Goethe ha detto che era “vedere„ l'uomo; W. von Humboldt, il grande linguista, quello era un uomo “d'ascolto„. L'influenza di Milton la cecità sulla sua poesia è stata notata da Lessing. La miopia di Wieland inoltre è stata rilevata nella sua poesia.