[2] In Themis della sig.na Harrison, pp. 341-63.

[2] In Themis della sig.na Harrison, pp. 341-63.

Spero che non siano impetuose congetturare che la parola much-debated il katharsis, “purificazione„ o “purgation„, può entrare in Bocca del Aristotle dalla stessa fonte. Ha tutta l'apparenza di essere una vecchia parola che è accettata ed interpretata nuovamente da Aristotle piuttosto che una parola scelta liberamente da lui per denotare il fenomeno che esatto desidera descrivere. Ad ogni modo il rituale in se di Dionysus era katharmos o katharsis--una purificazione della comunità dai segni e veleni dell'anno scorso, il vecchio contagio del peccato e morte. E le parole della definizione del Aristotle della tragedia nel capitolo VI potrebbero essere utilizzate nei giorni di Thespis in un senso molto più grezzo e meno metaforico. Secondo le idee primitive, la rappresentazione mimica sulla fase “degli avvenimenti che destano il peccato ed il timore„ ha funto da katharsis di tali “passioni„ o “di sofferenze„ in realtà. (Per il pathemata di parola significa “le sofferenze„ così come “le passioni„.) Vale la pena di ricordare quello durante l'anno 361 B.C., durante il corso della vita del Aristotle, tragedie greche è stato introdotto in Roma, non per sui motivi artistici ma superstiziosi, come katharmos contro un pestilence (Livy vii. 2). Uno non può ma ritenere sospetto quello nel suo cliente dello scopo della tragedia Aristotle può usare una vecchia formula tradizionale e coscientemente o incosciente investirlo con un nuovo significato, molto come ha fatto con i mythos di parola.

Oltre a queste cause storiche del malinteso, un buon insegnante che usa questo libro con un codice categoria appena non riuscirà a precisare i numerosi punti su cui due ugualmente buoni eruditi greci possono differire bene nell'interpretazione pura delle parole. Che cosa, per esempio, sono “le due cause naturali„ nel capitolo IV che hanno dato alla luce alla poesia? Sono, mentre il nostro traduttore le prende, (1) che l'uomo è imitativo e (2) quella gente si diletta nelle imitazioni? O sono (1) che l'uomo è imitativo e la gente dilettar nelle imitazioni e (2) l'istinto per ritmo, come il professor Butcher preferisce? È esso “una creatura„ di lunghezza mille miglia, o “un'immagine„ di lunghezza mille miglia che solleva una certa difficoltà nel capitolo VII? Lo zoon di parola significa ugualmente “l'immagine„ e “l'animale„. Ha fatto i poeti più anziani fanno i loro caratteri parlare il simile “statisti„, politikoi, o soltanto come i cittadini normali, politai, mentre i moderns hanno fatto loro come “i professori della retorica„? (Capitolo VI, P. 38; nota e glossario di cfr. Margoliouth).