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21I nomi sono di due generi, l'uno o l'altro (1) semplice, cioè composto di parti non significative, come il GE di parola, o (2) doppio; nel caso posteriore la parola può comporrsi l'una o l'altra di un significativo e di una a parte non significativa (una distinzione che sparisce nel residuo), o di due parti importanti. È possibile inoltre avere residui quadrupli o più alti di triplo, come la maggior parte dei nostri nomi amplificati; per esempio “Hermocaicoxanthus„ e simili.
Qualunque la relativa struttura, un nome deve sempre essere l'una o l'altra (1) la parola ordinaria per la cosa, o (2) una parola sconosciuta, o (3) una metafora, o (4) una parola ornamentale, o (5) una parola coniata, o (6) una parola allungata fuori, o (7) accorciato, o (8) si è alterato nella forma. Dalla parola ordinaria significo quello nell'uso generale in un paese; e da una parola sconosciuta, una in uso altrove. In moda da potere ovviamente essere la stessa parola immediatamente sconosciuta ed ordinaria, comunque non nel riferimento alla stessa gente; i sigunos, per esempio, è una parola ordinaria in Cipro e una parola sconosciuta con noi. La metafora consiste nel dare alla cosa un nome che appartiene al qualcos'altro; il transference che proviene dal genere alla specie, o dalla specie al genere, o dalla specie alle specie, o per motivi di analogia. Quello dal genere alla specie i.e.emplified in “qui si leva in piedi la mia nave„; per la menzogne all'ancoraggio è “levarsi in piedi„ di un genere particolare di cosa. Quello dalla specie al genere “vero nei buoni documenti legali di diecimila ha Ulysses modellato„, dove “i diecimila„, che sono un grande numero particolare, sono messi al posto del generico “un grande numero„. Quello dalla specie alle specie “nel disegno della vita con il bronzo„ e “nella divisione con il bronzo duraturo„; di dove gli usi del poeta “disegnano„ nel senso “dividere„ e “dividere„ in quanto “di tiraggio„, entrambe le parole che significano “tolgono„ qualcosa. Quello dall'analogia è possibile ogni volta che ci sono quattro termini così riguardanti che il secondo (B) è al primo (A), come il quarto (D) al terzo (C); per uno può allora metaforico mettere la B invece della D e della D invece del B. Ora ed allora, anche, qualificano la metafora aggiungendo ad esso quello a cui la parola che soppianta è relativa. Così una tazza (B) è rispetto a Dionysus (A) ché schermo (D) è a Ares (C). La tazza sarà di conseguenza metaforico descritto come “lo schermo di Dionysus„ (D + A) e lo schermo come “la tazza di Ares„ (B + C). O per prendere un altro caso: Come vecchiaia (D) ha luogo a vita (C), così i.e.ening (B) al giorno (A). Uno descriverà di conseguenza livellare (B) come “la vecchiaia del giorno„ (D + A)--o dall'equivalente di Empedoclean; e vecchiaia (D) come “la sera„ o 'tramonto di vita '' (B + C). Può essere che alcuni dei termini riguardanti così non abbiano nome speciale dei loro propri, ma per tutti che saranno metaforico descritto appena nello stesso senso. Così per lanciare avanti il seme-cereale è chiamato “la semina„; ma lanciare avanti la relativa fiamma, come detta del sole, non ha nome speciale. Questo atto senza nome (B), tuttavia, partecipa appena nello stesso rapporto al relativo oggetto, la luce solare (A), come la semina (D) al seme-cereale (C). Quindi l'espressione nel poeta, “seminando intorno ad una fiamma dio-generata„ (D + A). Ci è inoltre un'altra forma di metafora qualificata. Dare alla cosa il nome straniero, uno può tramite un'aggiunta negativa negare naturalmente di esso uno degli attributi connesso con il relativo nuovo nome. Un caso di questo sarebbe di denominare lo schermo non “la tazza di Ares,„ come nel precedente caso, ma “in una tazza che non tiene vino„. * * * una parola coniata è un nome che, essendo abbastanza sconosciuto in una gente, è dato dal poeta egli stesso; per esempio (per ci sono alcune parole che sembrano essere di questa origine) hernyges per i corni e areter per il sacerdote. Una parola sarebbe allungata fuori, quando ha una breve vocale resa lunga, o una sillaba supplementare inserita; per esempio polleos per i poleos, Peleiadeo per Peleidon. È detto a be essere accorciato, quando ha perso una parte; per esempio il kri, fa e ops nei ops del amphoteron di ginetai di mia. È una parola alterata, quando la parte è lasciata come era e la parte è della fabbricazione del poeta; per esempio dexiteron per dexion, nel maxon di kata del dexiteron.