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8L'unità di un diagramma non consiste, come alcune suppongono, nel relativo avere un uomo come relativo oggetto. Un'infinità delle cose accade quell'un uomo, alcuno di cui è impossible da ridurre ad unità; e nello stesso modo ci sono molte azioni di un uomo che non possono essere fatte per formare un'azione. Uno vede, quindi, l'errore di tutti i poeti che hanno scritto un Heracleid, un Theseid, o le simili poesie; suppongono quella, perché Heracles era un uomo, la storia anche di Heracles deve essere una storia. Il homer, tuttavia, evidentemente ha capito abbastanza bene questo punto, sia da arte o da istinto, appena come eccelle il resto i.e.ery l'altro rispetto. Nella scrittura dell'odissea, non ha fatto la poesia coprire tutti che accadessero mai il suo eroe--lo ha accaduto, per esempio, ottenere ferito su Parnassus ed anche fingere la follia ai tempi della chiamata alle armi, ma ai due avvenimenti non hanno avuti collegamento probabile o necessario tra loro--invece di fare quello, ha preso i provvedimenti con un'unità del genere che stiamo descrivendo come l'argomento di odissea, come anche del Iliad. La verità è quella, appena come nelle altre arti imitative un'imitazione è sempre di una cosa, in modo da nella poesia la storia, come imitazione di azione, deve rappresentare un'azione, un intero completo, con i relativi parecchi avvenimenti collegati così molto attentamente che la trasposizione o il ritiro di qualunque di loro separerà e slogherà il tutto. Per quella che fa non c'è nessuna differenza percettibile dalla relativa presenza o assenza parte reale del tutto.
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Da che cosa abbiamo detto che sarà veduto che la funzione del poeta è di descrivere, non la cosa che è accaduto, ma un genere di cosa che potrebbe accadere, cioè che cosa è possibile come essendo necessario probabile o. La distinzione fra lo storico ed il poeta non è nell'una prosa di scrittura e nell'altro verso--potreste mettere il lavoro di Herodotus nel verso ed ancora sarebbe una specie di storia; consiste realmente in questo, quello quello descrive la cosa che è stata e l'altra un genere di cosa che potrebbe essere. Quindi la poesia è qualcosa più filosofico e dell'importazione più grave che la storia, poiché le relative dichiarazioni sono della natura piuttosto degli universali, mentre quelli della storia sono singolari. Da una dichiarazione universale significo uno quanto a che cosa tali o un tal genere di uomo probabilmente o necessariamente dicono o faccio--quale è lo scopo della poesia, benchè affiggi i nomi propri ai caratteri; da una dichiarazione singolare, una quanto a che cosa per esempio Alcibiades ha fatto o aveva fatto a lui. Nella commedia questo è diventato nel frattempo chiaro; è soltanto quando il loro diagramma già si compone degli avvenimenti probabili che the.g.ve esso una base dei nomi propri, scegliente per lo scopo qualsiasi nomi che possono accadere a loro, invece di scrittura come i poeti giambici anziani circa le persone particolari. Nella tragedia, tuttavia, ancora aderiscono ai nomi storici; e per questo motivo: che cosa convince è il possibile; ora mentre non siamo ancora sicuri quanto alla possibilità di quello che non è accaduto, quello che è accaduto è manifesto possibile, altro non sarebbe venuto a passare. Tuttavia anche nella tragedia ci sono alcuni giochi con ma uno o due nome conosciuto in loro, il resto che è invenzioni; e ci sono alcuno senza un singolo nome conosciuto, per esempio Anthens del Agathon, in cui sia gli avvenimenti che i nomi sono dell'invenzione del poeta; ed è meno delizioso a questo proposito. In moda da non dovere puntare uno su un'aderenza rigida alle storie tradizionali su cui le tragedie sono basate. Sarebbe irragionevole, infatti, agire in tal modo, come persino le storie conosciute sono conosciute soltanto a alcuni, benchè fossero un piacere tuttavia a tutti.