Ma anche se Heine può essere il primo per adattare...
Ma anche se Heine può essere il primo per adattare la parola al relativo uso attuale ed anche se siamo caduto nell'abitudine di pensiero lui come il rappresentante principale di Weltschmerz tedesco, deve essere ammesso che ci è Weltschmerz molto meno genuino da trovare in sue poesie che in quelli di Hoelderlin o di Lenau. Il motivo per questo già brevemente è stato indicato nel capitolo preceding. Weltschmerz del Hoelderlin è complessivamente il più ingenuo dei tre; Lenau, mentre ancora rimane sincero, diventa impacciato, mentre Heine ha antidoto infallibile per la sensibilità profonda nella sua auto-ironia spietata. Ma il suo stato nella vita era come avrebbe estorto dal cuore di quasi tutte le altre note del poeta di pathos più sincero.Nel caso del Lenau abbiamo notato le circostanze che indicano un diretto trasmissione dal genitore al bambino di una predisposizione a melancholia. In Heine, da un lato, la domanda dell'eredità ha apparentemente soltanto un rapporto indiretto sul suo Weltschmerz. In in che misura era la sua malattia lunga e terribile dell'origine ereditaria e nella che misura possiamo attribuire il suo Weltschmerz alle sofferenze che quella malattia gli ha causato? Il primo di queste domande è stato risposto a conclusivamente quanto sembra possibile in base a tutti i dati disponibili, da un medico di medicina, S. Rahmer, in che cosa è attualmente lo studio più recente e più autorevole che è stato pubblicato sull'oggetto. [185] Gradatamente lui segue lo sviluppo della malattia, dalle relative indicazioni più iniziali nelle emicranie nervose incessanti del poeta, a cui attribuisce cause nevrasteniche. Tenta di citare tutti i passaggi nelle lettere del Heine che fanno la luce sulla sua condizione fisica e precisa che nella seconda tappa della malattia i primi sintomi della paralisi hanno fatto la loro apparizione fin da 1832 e non in 1837 come i biografi hanno dichiarato. A questo si è aggiunto in 1837 un affetto acuto degli occhi, che hanno continuato a ricorrere d'ora in poi. Oltre che il processo patologico che ha condotto ad una paralisi completa quasi del il corpo intero, Rahmer prende atto di altri sintomi in primo luogo accennati in 1846, che descrive come “bulbaer„ nella loro origine, quale la difficoltà in controllando i muscoli di discorso, della difficoltà nella masticazione e nell'inghiottire, enfeebling dei muscoli delle labbra, dispersioni nelle funzioni del glottis e laringe, insieme alla secrezione anormale di saliva. Scredita complessivamente la diagnosi della malattia del Heine come consumo del midollo spinale, a cui Klein-Hattingen in suo libro recente Hoelderlin, Lenau e Heine [186] ancora aderisce, allontana As il fisico medica popolare scientifico indifendibile idea quella del poeta la dissoluzione era il risultato dei suoi eccessi sensuali, infine diagnostica la cassa come “morire il der della forma dello spinale progressiven Muskelatrophie„ [187] ed effettuato che o direttamente è stato ereditato, o ad meno avanzato in base ad una disposizione ereditata. [188] Trova più ulteriormente prova a sostegno della teoria posteriore nel fatto che la prima i sintomi della malattia hanno fatto la loro apparizione nella gioventù in anticipo, non molti anni dopo che pubertà e conclude che, nonostante informazioni limitate quanto agli antenati del Heine, siamo sicuri nell'ammettere un segno ereditario dal lato del padre.